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La nota di Romina Zago della direzione nazionale dei Giovani Democratici
mercoledì 25 febbraio 2009
romina_zago.jpg
Rispondo con questa nota ai molti che nelle ultime ore mi hanno chiesto come valuto l’elezione di Dario Franceschini a segretario nazionale del mio partito.
Ovviamente cercherò di fare una riflessione approfondita che non si fermi all’oggi ma guardi anche all’ambiente in cui essa è maturata, “in comparison” con l’imminenza della campagna elettorale ma soprattutto con l’evolversi dell’attività dello stesso Franceschini. Una riflessione in fieri insomma.
Certo non si può e non si deve dimenticare che si è trattato di un plebiscito dovuto all’urgenza di caricare sulle spalle di qualcuno l’eredità immanente di mettere in moto in tempi rapidi il motore del partito (sperando che non sia andato in avaria essendo fermo dal fatidico 14 ottobre in cui i bollenti spiriti democratici erano pronti a compiere la loro rivoluzione in nome del rinnovamento e del riformismo). 
Insomma, l’assemblea ha eletto Franceschini, ma come dicevano gli antichi: non sempre è favorevole il vento che gonfia le vele di chi non sa dove andare… spero però che il Nostro(mo) sappia bene quali orizzonti si stanno aprendo per lui e per il futuro del partito.
Certo non si può dire che Franceschini rappresenti il “nuovo”, quella novità invocata, osannata e agognata dal popolo del Pd. Anzi, Franceschini è volto e politica ben noti, sia in passato che in tempi moderni, visto che dalla nascita del Pd è stato vicesegretario di Veltroni e in realtà in questo anno e mezzo lo abbiamo visto sempre poco e sentito parlare ancora meno. C’era il segretario per questo.
Ma facciamo un passo indietro.
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Il coraggio di Cambiare : di Francesco Rutelli
lunedì 23 febbraio 2009
rutelli_a_reggio.jpgLe dimissioni di Veltroni sono un colpo durissimo al progetto del PD. Lo avevamo scelto e sostenuto per far nascere un partito nuovo, non per mediare tra sensibilità divergenti, poiché avevamo creduto nel suo profilo politico-culturale e sperato nella sua capacità di guida. Una questione è infatti ineludibile, nella politica contemporanea: senza leadership, non esistono progetti politici. E il fallimento di una leadership può vanificare il più ambizioso dei progetti politici.

Troppe analisi di questi giorni ignorano parti decisive della storia italiana dei quindici anni del sistema maggioritario, e sorvolano su alcuni fondamentali. Il PD non è uno sviluppo delle vicende della sinistra italiana. E' un partito nuovo, oppure finisce per essere una stanca e lacerata riedizione del PCI-PDS-DS. Il pluralismo nel PD non è una concessione alle "posizioni non prevalenti", ma l'incessante costruzione di un pensiero e di una politica rappresentative di una visione democratica e riformatrice. Chi di noi ha partecipato al centrosinistra di questi anni, chi lo ha portato a grandi vittorie (sino alla conquista, non più tardi di tre anni fa, della schiacciante maggioranza dei Comuni, delle province, delle Regioni italiane) ed ha conosciuto due vittorie e tre pesanti sconfitte contro l'identico avversario Berlusconi deve dimostrare di aver capito quello che è accaduto, e non deve inventare scuse, né infilarsi in mondi virtuali.

Il PD è nato nella consapevolezza che le tradizioni nobili della sinistra italiana appartengono al XX secolo, alla sua storia, ai suoi drammi, alle sue conquiste. Chi vi ha partecipato si riconosce ben legittimamente in quella storia, ma la pretesa di imporla alla società italiana del XXI secolo è impossibile. Il centrosinistra in questi 15 anni di bipolarismo ha avuto una classe dirigente ed amministratori nettamente migliori; troppe conflittualità ereditate dalla storia della sinistra italiana; un'articolazione interna eccessiva (propria degli spiriti critici che ne nutrono le migliori tradizioni, anche quelle liberali e laiche, cattoliche democratiche, riformiste ed ecologiste); ha subito costantemente l'agenda setting e la leadership totalizzante di Berlusconi.
Il PD è nato per voltare pagina rispetto a questa situazione. L'abbandono di Veltroni è di incalcolabile gravità perché evidenzia la mancata riuscita, finora, del nuovo cammino dei democratici italiani. Abbiamo cento giorni per restituire un futuro a questo progetto.

Scrivo queste pagine per cercare di mettere in ordine alcuni punti-chiave. Ho avuto importanti responsabilità; sono orgoglioso di avere guidato per sei anni la Margherita, con convergenza unanime su una politica originale che è sempre stata premiata da risultati elettorali a due cifre, sino alla decisione di conferire questo patrimonio al PD.
Anche oggi, come dall'estate 2007, non intendo candidarmi a responsabilità di gestione politica e non intendo rinunciare alle mie idee. Penso sia necessario ed utile combattere radicalizzazioni, estremismi, giustizialismi, minoritarismi, un consumismo politicante senza principi e senza prospettive. So di avere sostenitori ed avversari, come in tutta la mia vita. Con i primi spero di condividere la strada davanti a noi, con i secondi ci confronteremo.

In Italia il centro-destra ha conquistato la maggioranza dei consensi. Una maggioranza relativa, con evidenti differenze interne, ma con una solida base sociale. E’ il prodotto della battaglia politica degli ultimi 15 anni, che la coalizione guidata da Berlusconi iniziò da posizioni nettamente minoritarie.
Ciascuno di noi, con le forze e le idee che ha, deve contribuire a far emergere una nuova maggioranza democratica in Italia.
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Le dichiarazioni del neo segretario Dario Franceschini
domenica 22 febbraio 2009
dario_franceschini.jpgROMA - "Saranno mesi difficili ma ce la faremo". La prima giornata di Dario Franceschini come segretario del Partito democratico è all'insegna di una promessa. Quella pronunciata ieri dal palco della Fiera di Roma, nel discorso con cui ha lanciato la sua candidatura alla leadership del partito: "Se verrò eletto andrò a Ferrara, la mia città, a giurare sulla Costituzione".

Il neosegretario arriva nel pomeriggio davanti a al Castello Estense dove nel 1943 furono trucidati 13 cittadini innocenti come monito contro i partigiani. Ieri aveva annunciato: "Chiederò a mio padre, che allora era un giovane partigiano di portare la copia della Costituzione, e giurerò sopra la mia fedeltà".

E oggi, quel gesto, viene accompagnato da un appello alla base del Pd e da un nuovo affondo contro Berlusconi. "Non è il momento della delusione, dell'astensionismo, nè del disimpegno. E' il momento in cui tutti gli italiani comincino una lunga battaglia per difendere la democrazia italiana" dice il segretario. Ed è a questo punto che Franceschini torna a criticare il premier che "ha in mente un paese in cui il potere viene sempre più tacitamente concentrato nelle mani di una sola persona. Questo è contro la Costituzione a cui lui ha giurato fedeltà". Oggi, per il segretario democratico, la Costituzione, l'antifascismo e la laicità non sembrano più valori condivisi da tutte le forze politiche. "Noi vogliamo che tornino ad esserlo" scandisce Franceschini.


Prese di posizione nette, le sue. Che vengono commentate negativamente dal Pdl: secondo il portavoce Daniele Capezzone, "Franceschini parte malissimo, scegliendo un antiberlusconismo viscerale e rancoroso". Mentre per Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl al Senato, avverte: "Nessuno ci può dare lezioni di democrazia". taglia corto Ignazio La Russa: "Il giuramento? Solo demagogia".

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